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Camèola Turinga

Tra le donne che affollano la storia e le leggende di Messina una delle più illustri è Camèola (o Camìola) Turinga, nobildonna vissuta durante il regno di Pietro II d’Aragona (1337-1342).
Si racconta che il re inviò il proprio fratellastro Orlando a combattere contro Roberto d’Angiò che assediava Lipari principale isola delle Eolie. La guerra tra queste due dinastie aveva caratterizzato la prima metà del XIV sec. in Sicilia.
Nel combattimento infuriato alle Eolie, finito male per la flotta aragonese, Orlando era caduto prigioniero dei Francesi che chiedevano un riscatto per la sua liberazione. Pietro II non voleva saperne di riscattarlo perchè imputava alla sua negligenza la sconfitta subita.
E’ a questo punto della vicenda che compare Camèola. La donna, una ricchissima vedova, si offrì di pagare il riscatto per Orlando a condizione che questi, una volta tornato in libertà, la sposasse.
Ma una volta libero, il principe si rifiutò di onorare l’impegno preso, sostenendo che sebbene bastardo era pur sempre di sangue reale e non poteva certo sposare una donna qualsiasi.
Cameola sdegnata e di indole piuttosto caparbia citò in giudizio Orlando alla presenza del re il quale obbligò il fratellastro a rispettare i patti.
Le nozze furono preparate come si conveniva a un matrimonio di casta reale ma giunti davanti al sacerdote e a tutta la nobiltà messinese, Camèola si rifiutò di sposare un simile uomo con così scarso senso dell’onore, spergiuro e ingrato e, dopo avergli donato la somma sborsata, lo sciolse da ogni impegno e decise di prendere i voti.
La storia di Camèola si diffuse in tutta Europa e fu trattata anche letterariamente. Il primo a renderla celebre fu Giovanni Boccaccio inserendola nel suo De mulieribus claris. In seguito Matteo Bandello , novelliere del ‘500, le dedicò la sua novella numero 22 poi tradotta in francese da Francois de Belleforest e quest’ultima versione servì da ispirazione a Shakespeare per la sua commedia “Molto rumore per nulla” ambientata proprio a Messina.

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