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Colapesce

La leggenda più radicata nella mitologia cittadina è senz’altro quella di Colapesce.
Giuseppe Pitrè, il più grande studioso di tradizioni popolari siciliane, all’inizio del ‘900 dedicò una monografia al nostro eroe raccogliendo oltre 40 versioni della leggenda che lo riguardava.
Secondo la tradizione popolare questi era un abilissimo pescatore che viveva a Messina, presso Capo Peloro, e che godeva di grande fama per le sue imprese marine: disincagliava le reti dei pescatori, li informava se stava per giungere una tempesta, portava messaggi da Messina a Reggio e viceversa.
La gran parte delle versioni narra che la sua fama era giunta fino all’imperatore Federico II, presente a Messina nella primavera del 1221. Secondo una prima versione l’imperatore volle mettere alla prova Colapesce con una gara al termine della quale avrebbe potuto sposarne la figlia. Costei gettò uno dei suoi anelli in mezzo allo Stretto e Colapesce lo recuperò per ben due volte ma alla terza, aumentata la profondità, non riemerse più.
Un’altra versione narra che fu lo stesso imperatore Federico a scagliare in mare una tazza d’oro e Colapesce costretto a ripetere l’impresa con sempre maggiori difficoltà non riemerse più.
La variante forse più affascinante racconta che il re chiese un giorno a Colapesce di controllare su cosa poggiava Messina. Dopo essere riemerso dall’esplorazione subacquea Cola riferì che la città era poggiata su uno scoglio e sorretta da tre colonne: una intatta, una scheggiata e una rotta. Per evitare che questa facesse inabissare la sua amata Messina Colapesce si rituffò e si sostituì alla colonna. Ancora oggi sorregge questa parte della Sicilia (appare evidente il riferimento alla sismicità del luogo già nota in età medievale).
Della leggenda, molto nota, esiste una versione napoletana, palermitana e persino spagnola.
Schiller, poeta del romanticismo tedesco, gli dedicò una sua poesia: Der Taucher.

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