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I Vespri Siciliani

La dominazione angioina vide Messina inizialmente non aderire alle richieste di Palermo che per prima si era ribellata col famoso Vespro (1282); in seguito anche la città dello Stretto partecipò alla rivolta contro i Francesi.
A questo periodo sono da riferirsi leggendari episodi tuttora presenti nella memoria cittadina come quello di Dina e Clarenza. L’8 agosto 1282 Messina, assediata dalle truppe di Carlo d’Angiò, resisteva con tutti i suoi cittadini, nobili, plebe artigiani, sacerdoti,…. donne.
Queste portavano “pietre e calcina” per tamponare le mura rovinate dagli arieti nemici. Dina e Clarenza, mentre erano di guardia al colle della Caperrina (oggi Montalto), videro le truppe francesi che tentavano di assalire di sorpresa i difensori. Con grande coraggio e tempismo le due eroine diedero l’allarme suonando le campane (è a ricordo di ciò che nel campanile del Duomo le statue raffiguranti le due donne suonano le campane) e scagliando pietre sui nemici. Allertati i messinesi riuscirono a respingere l’attacco.
Nel frattempo Pietro d’Aragona, eletto re dal parlamento siciliano, si diresse in difesa di Messina. Il 26 settembre 1282, Carlo d’Angiò si ritirò dall’assedio. Gli anni seguenti non portarono però la pace, furono diversi i tentativi degli Angioini per riconquistare il potere.
Seguirono poi tristi anni di lotte di successione tra gli stessi Aragona. Nonostante queste continue lotte, la città conobbe una notevole espansione urbanistica ed economica.
Nel 1347, Messina fu colpita da una terribile pestilenza, cantata dal Boccaccio, che ne bloccò notevolmente la crescita. Esaurita con Martino II la discendenza degli Aragona, i Messinesi proposero ai Siciliani di riunirsi a Taormina per eleggere un proprio re, ma in questa circostanza purtroppo venne fuori l’antico spirito delle Poleis indipendenti in quanto le altre città siciliane, gelose del ruolo a cui aspirava Messina, fecero il possibile per avversarne il progetto. Così, mentre si consumavano crudeli lotte di gelosia, l’isola capitolava a Ferdinando di Castiglia nel 1412, che riconfermò a Messina i suoi antichi privilegi, garantendole lo status di città più progredita di Sicilia.

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