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Città metropolitana di Messina
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Il ‘600 e Filippo II

Segue un periodo splendido per Messina. Inizia una frenetica attività edilizia in cui la città acquista un più spiccato assetto urbano. In questi anni sorgono la via Austria che collegava il palazzo Reale al Duomo, viene deviato il torrente Portalegni che per secoli aveva causato problemi alla città, dalla piazza del Duomo molto più a sud (ora T. Cannizzaro), il secolare monastero del SS. Salvatore viene trasferito a nord nell’area dell’attuale museo, al suo posto, sulla punta estrema della Falce, si edifica un poderoso forte che insieme al Gonzaga e al Castellaccio esercita un notevole controllo sulle coste e ancora in questi anni che il Senato cittadino convoca Giovannangelo Montorsoli che progetta la Lanterna che porta il suo nome (anche quest’opera, tra le poche sopravvissute al terremoto del 1908, non è fruibile dal pubblico), la fontana di Orione (in piazza del Duomo) e la fontana del Nettuno tra Scilla e Cariddi (ora in Piazza Unità d’Italia).
Ancora nel 1571 nel porto della città si radunarono le navi della Cristianità che, al seguito di don Giovanni d’Austria, sconfissero i Turchi nella memorabile battaglia di Lepanto.
Al suo ritorno Messina lo accolse trionfalmente e negli anni seguenti ordinò allo scultore A. Calamech la costruzione di un monumento in suo onore tuttora esistente (piazza dei Catalani).
La sconfitta dei Turchi, facendo venir meno il pericolo delle incursioni, trasforma la fisionomia di Messina che abbandona il suo ruolo di città fortificata sostituendo la propria cinta muraria, prospicente il porto, con la cosidetta Palazzata (nota anche come Teatro Marittimo) costituita da una lunga serie di eleganti palazzi a corona del porto.
Il progetto fu affidato a diversi architetti tra cui Simone Gullì, i lavori iniziati nel 1622. Sono numerosissime le stampe, opera di artisti, viaggiatori, cartografi che ritraggono il “Teatro a Mare” ammaliati dalle sue linee armoniose.

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