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Il ‘900

A contrastare le insulse proposte di non ricostruire più la città vi fu, da parte dei superstiti, una ferrea volontà di non abbandonare Messina. Certo le reazioni furono svariate; mentre la gran parte degli abitanti si adattava a sopportare lunghi mesi all’addiaccio e il duro stato d’assedio dell’esercito regio, diversi altri si spostarono, in molti casi in maniera definitiva, a Palermo e Catania.
Una pubblicazione del tempo, a cura del Comune di Catania, stimò in 21.800 i profughi provenienti da Messina, ma certamente furono molti di più. Coloro che decisero di rimanere sopportarono di tutto, la fame, la sete, il duro inverno e tant’altro, ma vollero con forza la ricostruzione di Messina, nello stesso punto, sulla sponda falcata dello Stretto. L’opera di sgombero fu enorme; quasi un milione di metri cubi di macerie furono riversate nella penisola di San Raineri (abbassatasi a causa del maremoto) e in altri luoghi “aperti” della città.
Il 12 gennaio 1909, il Parlamento italiano deliberò la ricostruzione di Messina. La zona di piazza Cairoli venne usata dai primi nuclei di baracche; in questa parte, che diverrà il nuovo centro cittadino, sorsero delle baracche di legno adibite ad infermeria, a tipografia, a chiesa. Negli spazi liberi da macerie sorsero spontaneamente delle povere e precarie abitazioni che, abitate per molti anni, condizionando il successivo sviluppo urbanistico della città. Gli aiuti internazionali e non, furono svariati; baracche prefabbricate e legname affluirono un po’ da tutto il mondo (Svizzera, Russia, Stati Uniti, etc.), elemento questo ancora oggi riscontrabile in alcuni toponimi cittadini. Dopo quattro mesi dalla decisione parlamentare di ricostruire la città, l’amministrazione di Messina affidò l’incarico di redigere il nuovo piano urbanistico al dirigente dell’ufficio tecnico comunale, ing. L. Borzì, il cui progetto fu approvato alla fine del 1911. Il tecnico tracciò un nuovo piano regolatore, preoccupandosi innanzi tutto di rispettare le nuove e rigorose leggi antisismiche, e mantenedo l’assetto urbano della Messina pre-terremoto. La novità più evidente fu invece l’ampliamento della città, la cui area viene quasi raddoppiata nelle direzioni nord e sud e lungo i torrenti cittadini. Le mura, che chiudevano Messina verso i Peloritani, vennero sostituite da una circonvallazione che delimita la città vera e propria.
Un notevole incremento si ebbe con la nascita dell’Unione edilizia messinese, che realizzò centinaia di appartamenti, attività in seguito rallentata dallo scoppio della I guerra mondiale. La ricostruzione innescò inoltre grossi progetti speculativi; tantissimi erano stati i morti e, tra gli sparuti eredi, non tutti erano in grado di dimostrare il diritto alla proprietà. L’iniziativa privata fu quasi nulla, ostacolata da colossi come lo Stato, la Chiesa e poche ricche famiglie, che acquistarono tutti i terreni edificabili. Nel decennio successivo al terremoto vennero eretti i principali edifici pubblici, ma la città aveva ancora l’aspetto di un immenso cantiere, contornato di baracche. Dal 1925 al 1937, il governo fascista realizzò circa 6000 alloggi. Le severe normative antisismiche, regolando l’altezza degli edifici, nonchè la distanza tra di essi, conferirono alla città un aspetto arioso ancora oggi riscontrabile. Ancora in questi anni, sorsero numerosi edifici religiosi, il Banco di Sicilia, lo stadio, la stazione ferroviaria e marittima e soprattutto venne ristrutturato il porto, da sempre principale motore della città. Nel 1929, fu indetto il concorso per la realizzazione della nuova palazzata, o meglio, di una serie di edifici lungo la curva della falce, che fu vinto dagli architetti Leone, Samonà, Viola e Autore.
Ben presto però, con la città in gran parte ricostruita, sopraggiunse la seconda guerra mondiale a bloccarne lo sviluppo. Per la sua posizione strategica e per la flotta presente nel porto, Messina fu uno dei bersagli più colpiti dai bombardamenti aerei (nei primi 15 giorni di Agosto 1943, sulla città furono sganciate 6542 tonnellate di esplosivo); le costruzioni antisismiche, infatti, apparivano sempre integre ai piloti che la colpirono ripetutamente. Negli anni ’50 Messina pertanto, dovette affrontare una nuova ricostruzione, con un piano regolatore (quello del Borzì del 1911) ormai insufficiente. Messina oggi ha un aspetto moderno; le testimonianze storiche sono solo una pallida traccia dell’antica grandezza e la speculazione edilizia degli ultimi decenni l’ha portata ad espandersi verso le colline. Eppure, esiste una grande voglia di rilancio ed affermazione, per ricoprire un ruolo nuovo, europeo (a Messina, l’1 e il 2 giugno 1955, si tenne la prima riunione, che avrebbe condotto alla nascita della Comunità Europea), al centro del Mediterraneo.

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