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Il periodo Borbonico

I vari governi che seguono negli anni a venire, i Sabaudi, gli Austriaci, i Borboni non riescono a risollevare la città. Ad onor del vero Vittorio Amedeo di Savoia aveva cercato più degli altri di restituire dignità alla città ma la brevità della dominazione savoiarda non gliene diede il modo (in questi anni entra in contatto col monarca l’architetto Filippo Juvarra che eseguirà splendidi lavori in Piemonte e in Spagna).
Un’epidemia di peste nel 1743 ed un terremoto nel 1783 diedero un durissimo colpo alla già molto provata città. Subito dopo il terremoto il governo di Ferdinando IV di Borbone agì con grande determinazione ed efficienza, soprattutto considerati i tempi. Arrivarono soccorsi da tutto il Regno. Per facilitare la ricostruzione, Messina venne esentata per venti anni dalle imposte, le venne accordato il Porto Franco ma soprattutto venne emanata una importante legge antisismica con disposizioni moderne, ancora oggi attuali. I lavori di riedificazione andarono avanti molto a rilento fino a Ottocento inoltrato concentrandosi in massima parte sulla Palazzata eseguita su un nuovo progetto dell’abate Minutoli.
Messina venne ricostruita insomma dov’era prima ma anche com’era, senza rispettare i canoni della legge del 1783 con costruzioni di 3, 4, 5 piani, con case appena appoggiate, senza fondamenta. Troppo presto, però, la tragedia del 1783 venne dimenticata.
Nel 1838 i Borboni restituivano alla città la propria Università ma non il portofranco che per secoli aveva rappresentato il fattore economico più importante di Messina. Dopo un breve tentativo di partecipare ai moti del 1820-21, e una epidemia di colera (subito circoscritta) nel 1837, il 1 settembre 1847 Messina cominciava il risorgimento italiano (in ricordo di tale episodio vi è una targa posta ad angolo tra la via I Settembre e la Piazza Duomo). Solo però nel gennaio del 1848 si ebbe la vera e propria rivolta. I Messinesi riuscirono ad espugnare quasi tutti i forti; i Borboni superstiti si attestarono alla Cittadella i cui cannoni martoriarono Messina, giorno e notte per oltre otto mesi. Nel mese di settembre una potente flotta borbonica riusciva a sbarcare migliaia di soldati che al comando del generale Filangeri riconquistarono la città incendiandola da sud a nord casa per casa (da Ponte Zaera a Via I° Settembre).
Tutta la città si difese con atti di grande eroismo (non è retorica, esistono fonti più che attendibili), ma alla fine dovette cedere ai Borboni ed anche a sciacalli come “mercenari svizzeri, soldati napoletani e in particolare uno sciame di predatori giunti su barche e caicchi dalla vicina Calabria”, che vennero a saccheggiare la città.

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