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Città di
Messina
Città metropolitana di Messina
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Il periodo unitario

Il 27 luglio 1860 finisce l’incubo borbonico con l’entrata in città del Generale Giuseppe Garibaldi ma solo nel marzo 1861 si riesce ad espugnare la Cittadella in mano ai Borboni fin dal 1735.
Dopo qualche mese entrava in città Vittorio Emanuele II a sancire l’annessione al Regno d’Italia.
Messina non trae però i vantaggi sperati, anzi l’unificazione del mercato nazionale determina la soppressione di alcune prerogative fiscali e commerciali; solo il commercio della seta rimane in parte fiorente (nel 1870 le sete messinesi “entrano”nel mercato di Lione). Nel 1885 l’Università di Messina viene parificata con quelle di primo grado, aumenta anche il numero delle scuole pubbliche segno indiscutibile di una rinascita culturale ma l’industria, soprattutto quella della seta comincia il suo inarrestabile declino in particolare a causa delle leggi protezionistiche nazionali.
Nascono in questi anni nuove attività come ad esempio l’industria conserviera (in particolare nel campo degli agrumi); si tenta anche di produrre saponi, cera e persino sigari senza per altro andare al di la di una modesta produzione locale. La nuova funzione politica della città non appare ancora chiara, Messina si trova senza un proprio ruolo definito. L’apertura del canale di Suez danneggia senz’altro il porto dello stretto dal momento che pur essendo intensificato il traffico in questa parte di mare, sono per lo più Bari e Brindisi sullo Jonio e Napoli e Salerno sul Tirreno a ricavarne notevoli vantaggi. Finalmente nel 1899 Messina crede di avere trovato un ruolo nel nuovo assetto politico; entrano in funzione le prime navi traghetto in modo da collegare in maniera “stabile” l’Isola al Continente.

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