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La rivoluzione antispagnola

Ad arrestare l’espansione della città ci pensarono, in maniera crudele e sordida, gli Spagnoli. Il trattato di Nimega aveva assegnato Messina a questi ultimi piuttosto che ai Francesi. Il vicerè, conte di S. Stefano, tolse alla città i privilegi che da quasi cinque secoli ne avevano caratterizzato la vita. I messinesi cacciarono lo stratigò Crispano e vietarono l’ingresso al vicerè Bajona costituendosi “libero stato”, chiamarono inoltre in aiuto le truppe francesi che giunsero in città sul finire del 1674.
La rivoluzione antispagnola durò ben 4 anni finchè Luigi XIV re di Francia, avendo raggiunto un ottimo accordo con Carlo II di Spagna, abbandonò Messina al suo destino che fu in verità tristissimo. Fu colpito in particolare il patrimonio storico di Messina, la sua memoria storica con la sottrazione dei preziosi codici custoditi al SS. Salvatore oltre ai documenti che percorrevano secoli di privilegi. Fusa la campana del Duomo fu realizzata una statua equestre del re Carlo II e posta nella Piazza del Duomo nel luogo in cui sorgeva il palazzo senatorio fatto abbattere su suo ordine. Infine, ulteriore atto infame, fu chiusa l’Università.
A freno della cittadinanza fu edificata la formidabile fortezza-carcere nota come la Cittadella su progetto dell’olandese C. Grunenbergh di forma pentagonale, formidabilmente fortificata (tuttora in gran parte esistente ma purtroppo non fruibile).
In questo periodo ha inizio il lento e inesorabile declino della città, privata di tutti i suoi privilegi, delle proprie istituzioni politiche e culturali.

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