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Mata e Grifone

Si tratta di due statue gigantesche che, nel corso dei secoli, sono state identificate con varie figure della mitologia: Kronos e Rhea (per i latini Saturno e Cibele), Cam e Rea, Zanclo e Rea, Mata e Grifone.
Sulla loro origine le tesi sono diverse. E’ tuttavia molto probabile che la loro nascita sia da collocarsi intorno alla fine del XVI sec., in un momento in cui si era di nuovo inasprita la rivalità tra Messina e Palermo, su quale delle due dovesse ricoprire il ruolo di capitale.
Nel 1591 Filippo II ordinò che il Vicere risiedesse a Messina per 18 mesi ogni triennio. In questi anni le due città facevano a gara nell’esibire titoli e privilegi che potessero far prevalere l’una su l’altra.
Nel 1547 in contrada Maredolce, a Palermo furono rinvenute delle ossa gigantesche, probabili resti dell’antica fauna che aveva popolato l’Isola in epoca preistorica (elefanti nani e ippopotami). Questo ritrovamento fece asserire ai Palermitani che la loro città era stata fondata da “Giganti”, quindi in epoca assai remota, e ciò le arrecava un maggior prestigio rispetto alla città dello Stretto.
Forse fu per reazione a queste pretese che il Senato di Messina ordinò la costruzione delle due statue. E’ possibile che la statua di Zanclo (Grifone dal secolo scorso), sia stata costruita poco prima di quella della compagna. Il primo a parlarne, Francesco Maurolico (matematico conosciuto in tutta Europa), cita infatti solo il gigante.
La loro costruzione comunque è attribuita al fiorentino Martino Montanini, allievo del Montorsoli che in città eseguì le splendide fontane di Orione e del Nettuno.
Si tratta di due colossali statue equestri lignee, cave all’interno, che superano gli otto metri d’altezza. L’attuale posizione, a cavallo, risale al 1723 anche se fu solo negli anni ’50 di questo secolo che le zampe dei cavalli furono completate e i due giganti caricati su carrelli con ruote per essere trainati più facilmente.
In precedenza venivano sollevate e portate a spalla con un andamento traballante che imitava la cavalcata. Le due statue hanno ricevuto vari restauri (Mata fu rifatta per intero dopo essere stata irrimediabilmente danneggiata nel sisma del 1783), dopo il terremoto del 1908 e in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, fino all’ultimo intervento del 1986.
Zanclo, che cavalca uno stallone nero (un tempo bianco), ha una bellissima testa di moro, incoronata con foglie di lauro e ornata da orecchini a mezzaluna. Indossa una corazza sopra una corta tunica bianca bordata in oro. Nella mano destra impugna una mazza di metallo, con la sinistra tiene le redini e al braccio ha uno scudo ovale al cui interno vi sono raffigurate tre torri nere su sfondo verde. Porta al fianco una bella spada la cui elsa è ornata da una testa di leone e da due teste di uccelli rapaci. Sulle sue spalle, un mantello di velluto rosso.
Il colore della sua pelle ha fatto attribuire antichissime origini etiopi al mitico fondatore di Zancle oltre a qualche legame con alcune tradizioni arabe. Il suo matrimonio con una donna bianca ha certo un significato emblematico per una città al centro del Mediterraneo.
Mata, su un destriero bianco (un tempo scuro), simboleggia l’elemento indigeno; la tradizione la vuole nativa di Camaro, antico quartiere cittadino sull’omonimo torrente. La testa è un rifacimento eseguito dallo scultore Mariano Grasso nel 1958. Presenta sul capo una corona con tre torri (forse le torri dell’antico castello di Matagrifone), oltre che ramoscelli e fiori; dalle orecchie le pendono orecchini d’oro. Indossa una corazza di colore azzurro con ricami in oro sopra una veste bianca che le copre le ginocchia; porta ai piedi calzari con stringhe intrecciate. Sulle spalle un mantello di velluto blu.
I due Giganti sono portati in processione il 14 Agosto da un festoso corteo in costume.
Nel 1993 è stata ripresa la tradizione, interrotta più volte dal 1909, di farli seguire da un’altra machina che rappresenta un cammello. Per alcuni rievocherebbe l’entrata a Messina di Ruggero d’Altavilla sul dorso di un dromedario dopo la sconfitta degli arabi; per altri il predone arabo che esigeva i tributi al popolo.

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