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Scilla e Cariddi

Certamente non poteva mancare Posidone (Nettuno) nella mitologia della città dello stretto. Sorta e divenuta grande sul mare Messina ha sempre onorato il Dio degli abissi.
La leggenda racconta che fu Posidone con un colpo del suo poderoso tridente a staccare la Sicilia dalla penisola. Il culto di Posidone era molto diffuso nel territorio di Messina. Le tradizioni locali ci informano che vi erano almeno tre templi a lui dedicati; uno a capo Peloro (le cui colonne sarebbero state usate nel Duomo), uno presso l’attuale Annunziata dei Catalani e un terzo in cima ai monti Peloritani (Dinnamare) un tempo detti Nettuni. Ancora oggi si può ammirare in città una splendida fontana (in piazza Unità d’Italia) eseguita dal Montorsoli nel 1554 che rappresenta Nettuno tra Scilla e Cariddi incatenate.
Un altro mito assai presente nella iconologia messinese è quello di Scilla e Cariddi “mostri frontali e complementari” che controllavano lo stretto. Il mito ci dice che Scilla era una bellissima ninfa di cui si era innamorato Glauco figlio di Nettuno, trasformata in un terribile mostro con sei orrende teste canine e dodici zampe. Ciò avvenne a causa della gelosia di Circe che si era invaghita a sua volta del bel Glauco. La perfida maga versò un potente veleno nella fonte dove solitamente Scilla si bagnava e subito ella si trasformò nell’informe mostro; rimasta inorridita si gettò in mare da dove guaendo terrorizzava i naviganti. Per vendicarsi di Circe cercò di far naufragare Ulisse a cui rapì sei marinai, uno per ogni bocca, e li divorò.
Cariddi figlia di Posidone e della madre Terra era una donna assai vorace che era stata precipitata in mare da Zeus perchè mentre il figlio Eracle attraversava lo stretto a nuoto gli aveva rubato alcuni buoi. Da allora inghiotte i flutti tre volte al giorno e per tre volte li rigetta. Questa figura si identifica con un fenomeno di maree presente in vari punti dello stretto, in particolare presso la punta Faro, che genera spostamenti d’acqua in senso orizzontale, flusso (bastardo) e riflusso (garofalo), e veloci emersioni di acque profonde che generano gorghi (garofoli).
Queste figure sono presenti, incatenate ai piedi di Poseidone, nel complesso monumentale del Montorsoli in piazza Unità d’Italia.

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