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CONTROVERSIA CON RISCOSSIONE SICILIA: NUOVA NOTA DELL’ASSESSORE SIGNORINO

In merito alla controversia con Riscossione Sicilia, l’assessore ai Controlli Interni e Monitoraggio del Piano di Riequilibrio, Guido Signorino, dichiara, in una nuova nota, che: “Strano, ma vero: la Faranda continua a giocare con le parole, prescindendo dai fatti e dal contenuto degli atti. L’ho detto e lo ripeto: il buon esito della controversia con Riscossione Sicilia avrebbe rappresentato un “sostegno” alla strategia del riequilibrio finanziario. Ovviamente, se il “sostegno” non era inserito nelle previsioni, il fatto che non arrivi non può far crollare nulla. Evidentemente non sono riuscito a farmi capire dalla Faranda (che forse si sente obbligata a “tenere il punto”); provo dunque a spiegarmi con un esempio. Un signore a cui avevano tolto 10.000 euro per comportamento inadeguato del suo commercialista “sostiene” mensilmente col suo stipendio le spese per un affitto, una Fiat Panda, un’uscita al ristorante, il cinema la domenica e tre serate in pizzeria. Aveva agito per recuperare quei 10.000 Euro in modo da “sostenere” altre spese (es.: un corso d’inglese per i figli, un viaggio all’estero, …), ma non ha avuto successo. Che gli succede? Crolla la sua economia? Finisce sotto usura? Si suicida? Più ragionevolmente, continua a gestire le risorse su cui aveva fatto conto fino a oggi. I 10.000 Euro avrebbero certamente “sostenuto” la sua situazione, ma la loro assenza non modifica le sue condizioni attuali e non fa crollare nessun “pesante mattone” da nessun “castello di carta”. Semplicemente, le cose rimangono come prima. Anche se, ovviamente, Catalano (e forse anche la Faranda) direbbe che è meglio avere 10.000 euro in più anziché 10.000 Euro in meno. L’ho detto e lo ripeto: sarebbe bastato guardare le carte o chiedere una spiegazione per vedere coi propri occhi e capire direttamente che un “sostegno” che si aggiunge è tanto di guadagnato, ma un’entrata imprevista che non arriva non provoca danno. È la differenza (che non dovrebbe essere spiegata a un Consigliere Comunale) tra “danno emergente” e “lucro cessante”. Catalano, comunque (e non la Faranda), direbbe anche che è meglio pagare una rata minore per i debiti passati, garantendo alla città servizi migliori, anziché una rata maggiore, riducendo i servizi ai cittadini. La mancata approvazione del piano ventennale è un pesante “lucro cessante” imposto (penso solo superficialmente, ma non meno colposamente) alla città, perché limita la possibilità di accrescere i servizi, migliorare il turnover, anticipare la stabilizzazione dei precari. È un lucro cessante che sembra trasformarsi in danno emergente per molti cittadini. E a giugno i messinesi si esprimeranno valutando anche chi legge gli atti e chi no, chi fa polemica preconcetta e strumentale e chi lavora per rimettere in piedi la città, chi si adopera per ridurre il peso del passato e chi invece si adopera perché ogni atto dell’amministrazione venga bloccato e non approvato, indipendentemente dalle conseguenze sui messinesi”.

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